Black Jack, l’esercito silenzioso che corre con la squadra
Non ci sono solo i ragazzi in campo: genitori, fratelli, amici e fidanzate vivono ogni partita come se fossero lì, tra risate, commenti e gesti d’affetto che fanno la vera forza del club.
Il Black Jack corre in campo, ma intorno a quella maglia biancorossa c’è un esercito che non si vede. Una flotta di supporter pronti a sostenere i ragazzi nelle loro battaglie. E' un torneo amatoriale, non sono professionsti, è vero, ma il calcio (quello vero) non conosce la differenza. Lo sport è bello perchè ti misuri con degli avversari e un genitore, un amico, o un fratello non ha bisogno del professionismo per esaltarsi. L'esempio più bello è quello di mamma Chiara, che da Mattinata, una località della provincia di Vieste, segue con orgoglio suo figlio Luigi (Armiento) e perchè no, essendo a tanti km di distanza ha anche la possibilità di sorvegliare suo figlio e di sapere come si svolge la vita di suo figlio nel capoluogo pugliese.
Senza fare tanti chilometri, basta fermarsi a Barivecchia, quartier generale del club, per vedere quanto la passione per il Black Jack abbia contagiato la famiglia Marchitelli: il tifo per Luigi ha il volto di suo padre Dino, proprietario di un bar nei pressi della cattedrale. Dino è sempre con la battuta pronta e fa della positività il suo mantra. Qualche settimana fa ha girato un video per la squadra: senza fare troppi giri di parole, ha fatto una promessa che al momento potrebbe concretizzarsi, una di quelle che fanno impazzire il cuore, anzi la pancia dei ragazzi. Sarà ora di contattare quella pescheria? Intorno a lui una schiera di supporter sempre pronti a commentare, a volte in modo ironico: su tutti ci sono i colleghi dell'Areoporto, ci sono il cuginetto Cristian, lo zio Mario, amici che non perdono un aggiornamento. Con lui ormai l'ex Turitto che forse rimpiangerà tutto questo (si scherza).
Direttamente dal San Paolo, detto alla barese u Cep, l’allenatore Alessandro Cozzoli ha il suocero Vito, che sogna o lo prende per il culo sulla questione Bari. Il suo sogno è quello di vederlo allenare i biancorossi e di convincere i De Laurentiis che lui sia l'allenatore ideale. Pur scherzando, appare chiaro, che Vito è fiero di Alessandro, perchè suo genero si è messo in gioco in modo serio.
Il caso piu emblematico è quello di Vincenzo Cacucciolo che ha iniziato la stagione come calciatore, ma a novembre un brutto infortunio alla spalla lo ha fermato. Vincenzo ha subito un intervento e tre mesi di riabilitazione. Ma la famiglia Black non si è dimenticato di lui, in quanto ha svolto l'aiuto di Saverio Traversa come vice allenatore del Project. Mamma Maria e papà Giuseppe lo hanno seguito spesso con il like, qualche volta con una emoticon sorridente mentre guidava la squadra dall’interno, allenando i compagni e dando consigli sul campo. Come quando i compagni gli hanno regalato una maglia con la scritta “Cacu, la tua spalla siamo noi”. Non era una frase divertente, nel Black questo linguaggio è spesso un fatto. Tra pochi giorni tornerà a correre sulla fascia sinistra, e loro saranno lì a sentirne ogni passo, anche attraverso uno schermo.
Per il capitano Giuseppe De Chirico il tifo arriva da lontano: papà Vito lo cazzia, ricorda i tempi in cui giocavano insieme, qualche volta polemizza per le scelte in campo. Ma dietro tutto c’è orgoglio per un figlio che si fa valere su un campo di calcio, oltre che nella vita. Perchè Beppe ha la testa sulle spalle e papà Vito lo sa bene. Ma è giusto cazziarlo, perchè in fondo un genitore deve sempre sentirsi tali anche quando i figli camminano da soli. E si spera che sia proprio Francesco, suo cognato, ma papà di Domenico (Lorusso) a convincerlo a venire al campo visto che lui e l'altro suo figlio Gianluca non se ne perdono una di partite.
Il caso stupefacente è quello di Mamma Linda, madre di Antonio Naselli, che ha scoperto il Black Jack ascoltando le risate di suo figlio davanti alla chat della squadra nella sua stanzetta. Pian piano ha scoperto il motivo sul perchè suo figlio passava ore intere a ridere: ed ha scoperto che dietro quelle risate c'erano le battute di Micunco, o una stravaganza di Vito Sivo. Poi c'è il papà di Stefano Tataranni che ha iniziato da una partita e che ora tifa il Black più della sua Lazio e condivide anche i momenti sereni della squadra con le mangiate in pizzeria.
Il Black Jack non è solo chi corre sul campo. È un esercito silenzioso che accompagna ogni passo, che ride e soffre e vive insieme ai ragazzi. Quando l’arbitro fischia e la squadra rientra negli spogliatoi, si sente chiaramente: il vero traguardo non è la semifinale o un campionato da conquistare ma è sapere che dietro ogni giocata c’è una famiglia intera pronta a correre con loro.

