Monno premiato dall’Apa: una maglia per raccontare gli arbitri dell’amatoriale
Il presidente della squadra amatoriale Black Jack e giornalista sportivo riceve il riconoscimento per il suo impegno: “Il direttore di gara è spesso un uomo solo contro tutti”
Giosè Monno, presidente del Black Jack (squadra amatoriale barese ) ma soprattutto giornalista sportivo da anni attento non solo al calcio professionistico ma anche alle dinamiche del calcio di periferia, ha ricevuto la maglia dell’Apa (Associazione Arbitri Pugliesi) per il suo impegno nel raccontare e difendere il mondo arbitrale dell’amatoriale.
Un gesto simbolico, ma dal valore profondo, che Monno ha accolto come una vera e propria medaglia. Un riconoscimento che non nasce da una singola partita o da un risultato, ma da un percorso fatto di osservazione, esperienza diretta e volontà di andare oltre la semplice polemica.
Da ex organizzatore, ruolo ricoperto per dodici anni, Monno conosce bene le difficoltà che un direttore di gara si trova ad affrontare ogni settimana sui campi di periferia. Un contesto spesso complicato, dove l’arbitro diventa facilmente il bersaglio delle frustrazioni di tutti, trovandosi, di fatto, solo contro l’ambiente.
Non a caso, nel suo ringraziamento, il giornalista ha voluto citare Pasquale Brindisi, figura centrale del progetto Apa, definendolo un visionario. Un uomo capace di guardare avanti, animato da entusiasmo e idee, qualità che Monno rivede nei suoi primi anni da organizzatore, quando la passione era il vero motore di tutto. Un entusiasmo che, col tempo, rischia inevitabilmente di logorarsi, soprattutto senza il giusto supporto.
Il pensiero va anche ai giovani arbitri federali, spesso chiamati a dirigere gare in contesti difficili e lasciati soli di fronte a critiche, pressioni e, nei casi peggiori, episodi ben più gravi. È anche per loro che quella maglia assume un significato speciale: un simbolo di rispetto e riconoscenza verso chi, ogni settimana, scende in campo per permettere a tutti di giocare.
Il numero uno biancorosso non si dipinge come un moralista. Sa bene che il calcio è fatto anche di nervi tesi e decisioni sbagliate. Ammette senza problemi di perdere, a volte, le staffe per errori arbitrali, così come capita con i propri giocatori. Fa parte del gioco. Ciò che conta, però, è la consapevolezza di un limite che non deve mai essere superato.
Resta una maglia, una presa di posizione chiara e un messaggio che va oltre colori e bandiere: nel calcio amatoriale si può discutere, criticare e confrontarsi, ma senza mai dimenticare il rispetto per chi, ogni settimana, rende possibile il gioco.

