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Black Jack, a lezione dal Prof: l’esempio prima di tutto

Giuseppe De Chirico, piccoli gesti e grandi valori: così si costruisce un gruppo

19.01.2026 12:19

Lo chiamano “il Prof”, ma non perché faccia lezioni. È che quando parla o nei piccoli gesti, nello spogliatoio, si abbassa il volume. Per abitudine, più che per rispetto formale. Perché Giuseppe De Chirico è uno di quelli che non parla spesso sul campo, ma quando lo fa dice sempre la cosa giusta. E in un calcio amatoriale fatto di corse dopo il duro lavoro, di impegni incastrati al volo e di energie da gestire, uno così diventa indispensabile.

Beppe arriva al campo quasi sempre di corsa. Lavora, sistema le sue cose, poi si infila le scarpe come se quel rettangolo di gioco fosse l’unico posto dove può concedersi una pausa vera. Il calcio, per lui, non è mai stato un riempitivo. È uno spazio conquistato e difeso. Forse è anche per questo che nel Black Jack si è fatto voler bene subito, senza alzare la voce e senza pretendere nulla.

Arriva e fa il suo esordio in biancorosso, il 15 ottobre del 2024, nella vittoria per 3-1 contro l’Inter Miami. Ma il suo impatto non si misura in quella partita. Si misura nel tempo. Nel modo in cui si è adattato a tutto quello che serviva: prima a centrocampo, poi nel suo ruolo naturale di terzino, sempre con la stessa disponibilità. Dove c’era bisogno, c’era lui.

Negli ultimi mesi una pubalgia lo ha messo fuori dai giochi. Il corpo ha detto basta, almeno per un po’. Ma De Chirico dal gruppo non è mai uscito. È rimasto lì, a bordo campo, in silenzio, a osservare, a incoraggiare. È in quel periodo che la fascia di capitano ha trovato il suo posto naturale sul suo braccio. Perché essere capitano non significa solo giocare, ma prendersi cura.

È successo più di una volta che, durante una partita, mentre tutti erano in campo assetati, fosse lui a tirare fuori il portafoglio e pagare l’acqua per i compagni. Gesti piccoli, quasi invisibili. Ma sono quelli che raccontano tutto. Perché nessuno glielo chiede, nessuno lo pretende. Lui lo fa e basta.

Il soprannome “Prof” nasce così. Dalla credibilità. Dalla calma. Dal fatto che i compagni pendono dalle sue parole non per paura, ma per fiducia. Un po’ come certi leader silenziosi del calcio vero, quelli che non finiscono nei titoli ma tengono in piedi lo spogliatoio. De Chirico è uno di quelli.

Educato, sincero, diretto. Uno che se c’è qualcosa da dire, la dice. E non sempre questo è comodo. Anche con la proprietà ci sono stati momenti di confronto anche duro, di frizione. Ma quando tra le due parti c’è intelligenza, alla fine resta solo una cosa: il rispetto. Perché è evidente a tutti che il Prof è uno dei pilastri del gruppo.

C’è solo una storia che ancora aspetta di essere scritta. Il gol. Ci è andato vicino più volte, fermato da un palo e da una traversa, come se il calcio volesse tenergli in serbo quel momento speciale. Ma nello spogliatoio lo sanno: quando arriverà, sarà una festa diversa. Una festa vera, condivisa. Perché Giuseppe De Chirico non è solo un calciatore del Black Jack.
È uno di quelli che tengono insieme tutto. E senza far rumore, come fanno i veri Prof.

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