Naselli: “Il primo gol, un’emozione indimenticabile. Traversa? Sembra un orso cattivo, ma è un bonaccione”
Il gol al Ringhit nella Elite Super Cup ha reso Antonio Naselli il terzo più giovane marcatore della storia della Black, dopo Ardino e Sifanno
Un momento che resterà per sempre impresso nella sua memoria e in quella della Black. Antonio Naselli ha vissuto una giornata speciale nella Elite Super Cup contro il Ringhit, trovando il suo primo gol e scrivendo una piccola pagina di storia del club: è infatti il terzo più giovane marcatore di sempre in maglia Black, alle spalle solo di Lorenzo Ardino e Simone Sifanno (entrambi 16enni).
Un’azione nata quasi per istinto, come racconta lo stesso Naselli. «Sono andato sul secondo palo, ho visto Luca marcato e inizialmente volevo servirlo, perché così avrebbe aumentato il record di gol in una partita. Poi ci ho provato io ed è entrata: è stata un’emozione bellissima, indimenticabile». Un gol che vale tanto sul piano personale, ma che il giovane terzino vive con grande equilibrio.
La testa, infatti, resta già proiettata al futuro. Naselli non nasconde l’ambizione di voler diventare il più forte possibile e indica in Vito Sivo il modello a cui ispirarsi. «Voglio sempre lavorare, non cambia nulla da oggi. Continuerò a lavorare come sempre, pensando già alla prossima».
Nel suo modo di giocare c’è tanta voglia di attaccare gli spazi e di incidere partendo anche da lontano. «Mi piace attaccare la profondità partendo dalla mia zona di difesa», spiega, sottolineando l’importanza del lavoro con mister Traversa. Un tecnico che, dietro un’apparenza severa, sa trasmettere valori umani e calcistici. «Sembra un orso cattivo, ma in realtà è un bonaccione molto umano». Fondamentale anche l’esempio dei compagni di reparto: «Sto imparando guardando i nostri attaccanti: Pastoressa, Marchitelli e Correnti».
Quasi un anno in maglia Black è bastato a fargli percepire i primi grandi miglioramenti, anche se Naselli resta con i piedi ben piantati a terra. «Sento di essere migliorato, ma manca ancora tanto. Sono contento per il gol, ma per me non è cambiato nulla».
Nel destino di Antonio c’è anche un legame familiare con il club: suo zio, Roberto Soriente, ha militato nel Black nel 2010, vincendo due campionati con la squadra che ha segnato la sua adolescenza. I due non si sono ancora sentiti dopo il gol, ma il messaggio è chiaro. «Spero lo faccia presto. Lui è sempre stato felice di vedermi nel Black Jack». Una storia che continua, tra passato, presente e un futuro tutto da scrivere.

