Black Jack 2009

Sedici anni fa lo scudetto del Black Jack: quando una notte d’inverno illuminò il sogno biancorosso

Era il 21 gennaio 2011, faceva freddo al Green Park ma c’era un popolo intero pronto a stringersi attorno ai biancorossi. Sedici anni dopo, quella notte resta molto più di un ricordo

21.01.2026 10:30

Era sera, il 21 gennaio 2011. Il freddo tagliava il Green Park e le luci artificiali del campo disegnavano ombre lunghe sull’erba del campo a sette numero 2. Sedici anni fa in una serata uggiosa, proprio come oggi, il Black Jack conquistava il primo scudetto della sua storia. Non una semplice vittoria, ma l’inizio di un’identità che ancora oggi distingue il club da tutte le altre realtà amatoriali.

Una data che i biancorossi non hanno mai dimenticato. Una partita che sembrava maledetta già prima di cominciare, con il serio rischio di non disputarsi per l’indisponibilità della squadra avversaria. Ma il Real Costa alla fine scese in campo. E da lì in poi fu storia.

Il match finì 5-2, ma la sofferenza durò appena 19 minuti. Il tempo necessario a Roberto Laguaragnella per freddare il portiere bianconero e correre ad abbracciare la panchina, davanti agli occhi lucidi della famiglia Black Jack. Un gol liberatorio, un’esplosione di gioia per una squadra che solo un anno prima aveva lottato nei playout per non retrocedere.

Poi arrivarono le reti di Luca Pastoressa e ancora Laguaragnella, in una staffetta offensiva diventata simbolo di quella stagione. Tutto l’attacco a segno, tutto il Black in festa. Il tricolore arrivò con una giornata d’anticipo. Una vittoria che valeva doppio: primo titolo della storia biancorossa  +1 (come titoli) sull’odiata rivale Real Dream.

In campo c’era anche il cuore pulsante di quella squadra: il presidente-capitano Giosè Monno, al rientro dopo quattro mesi di stop per un grave infortunio al ginocchio. Un ritorno che sembrò un segno del destino. Con lui, uomini che oggi rappresentano il passato e il futuro del club: Saverio Traversa, oggi allenatore del Project, Pastoressa, e un giovanissimo Simone Sifanno, allora appena 17enne. C’era anche Cozzoli, secondo portiere di quella stagione, oggi allenatore del Black, a testimonianza di un legame che nel tempo non si è mai spezzato.

La formazione titolare racconta un’epoca: Guarini tra i pali, Sifanno a destra, Forcelli centrale, Iurlo a sinistra. A centrocampo Edi Milella, davanti la coppia Laguaragnella-Pastoressa. Dalla panchina entrarono Monno, Gino Sifanno e Roberto Soriente, zio dell’attuale Naselli. Sugli spalti anche Stefano Tataranni, oggi vicepresidente, all’epoca 15enne, nipote di Monno. Anche lui testimone di quella giornata destinata a diventare leggenda.

Al triplice fischio fu festa vera. Abbracci, cori, tensione che si scioglie. La notte continuò nello storico “Rustico”, pizzeria nel cuore di Bari, ex quartier generale biancorosso. Un luogo diventato simbolo, come quella squadra.

“Era la notte di quel 21 gennaio 2011”, ricordano oggi dalla società. “Tutti uniti, in nome della fede biancorossa. Tutti uniti, anche solo per dire: io c’ero”.

Sedici anni dopo, il Black Jack resta un’eccezione nel panorama amatoriale. Perché nessuno come i biancorossi continuano a ricordare, raccontare e custodire chi ha dato tutto per questa maglia. Qui il passato non viene celebrato per un giorno e poi dimenticato: qui la storia è parte dell’identità, ogni giorno.

Sedici anni dopo, quel tricolore non è solo un ricordo. È una promessa. Di appartenenza, di sacrificio, di sogni che – anche partendo dal basso – possono diventare realtà.

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