Black Jack 2009

Editoriale: Agonia campionato, speranza Champions: l’uva non è acerba… è proprio avariata!

Il Black chiude un torneo spezzato, ma resta l’ultima occasione per cambiare la storia

04.02.2026 11:15

Contro lo United Barium non si chiude solo un campionato. Si chiude un’agonia. Il torneo del Black Jack nel torneo Il Calcio che ci Piace era iniziato come meglio non si poteva: cinque vittorie consecutive, un avvio mai visto prima. Solo il Project, nella stessa stagione, è riuscito a fare altrettanto. Sembrava l’inizio di qualcosa di importante. E invece, col passare delle settimane, quella fiamma si è spenta come un cerino, lentamente, senza un’esplosione, ma con un logoramento continuo.

I motivi sono tanti e non tutti tecnici. Anzi. C’è una gestione organizzativa al di sotto persino del dilettantismo, che ha inciso più di quanto si voglia ammettere. Ci sono stati calciatori che, lungo il percorso, sono venuti meno. E c’è una proprietà che, per questo torneo, ha investito tanto, ritrovandosi oggi a raccogliere poco da qualcuno su cui aveva creduto e puntato. Non uno, ma tre o quatto.

Eppure, questo campionato poteva essere un’apoteosi. Perché anche se oggi il Black si gioca il terzo posto – lo stesso piazzamento della scorsa stagione – i rimpianti sono inevitabili. Questa squadra, per valori tecnici e morali, poteva e doveva ambire a qualcosa in più.

Il cortocircuito vero arriva a fine novembre. L’organizzazione prende una decisione folle: per recuperare le partite sospende il calendario e comincia a far giocare una settimana sì e una no. L’adrenalina cala, il ritmo si spezza, la continuità va in frantumi. Come se non bastasse, arrivano i ritiri di alcune compagini e i conseguenti 3-0 a tavolino, che falsano ulteriormente il torneo. Ciliegina su una torta già indigesta.

Il 18 dicembre arriva la sfida con i Bears. Una partita segnata anche da una designazione arbitrale non all’altezza, che contribuisce a rendere ancora più amaro il momento. Poi il nulla. Il torneo si ferma per le festività natalizie. Per tutti. Ma per il Black quella pausa diventa cinque settimane abbondanti, tra un rinvio con il Barium e una vittoria a tavolino contro i Favelas, nel frattempo ritirati.

Quando finalmente si torna in campo, dopo un mese e mezzo, l’avversario è l’Afragolese. Una squadra che, nel frattempo, aveva già due gare nelle gambe e la seconda posizione in classifica. Il risultato non premia il Black, ma la prestazione sì: una gara vera, giocata a testa alta, che lasciava aperti spiragli concreti per lo sprint Champions.

Il Black Jack non è una vittima. E non vuole esserlo. Ma questi sono fatti, non alibi. Fatti incontestabili, che raccontano un campionato spezzato, disomogeneo, condizionato da scelte discutibili e da una gestione che ha tolto più di quanto abbia dato.

E a chi parla di uva e di volpe, di chi non arriva e allora dice che è acerba, forse farebbe bene a fermarsi un attimo e riflettere. Seriamente. Perché criticare è facile. Analizzare lo è molto meno.

Contro il Barium si chiude tutto questo. Non con rabbia. Non con alibi. Ma con la consapevolezza che qualcosa, lungo la strada, è andato storto. E che il prossimo passo non potrà prescindere da una domanda semplice, ma scomoda: da dove e chi si ripartirà? 

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