Black Jack 2009

Black Jack, sconfitta che vale una vittoria: orgoglio e cuore contro l’Afragolese

Fermata da settimane, ridotta all’osso e colpita dagli errori organizzativi, la squadra di Cozzoli perde ma risponde sul campo: è questa la squadra che la società voleva vedere

29.01.2026 16:56

Non sempre il risultato racconta la verità di una partita. Black Jack–Afragolese finisce con una sconfitta di misura, ma lascia sensazioni opposte: orgoglio ritrovato, spirito di squadra e una risposta chiara dopo settimane difficili. La classifica segna zero punti, il campo racconta molto di più.

Dopo un mese e mezzo di stop forzato, figlio di disastri organizzativi che hanno spezzato ritmo e continuità, il Black si presenta ai minimi termini ma con l’atteggiamento giusto. Cuore, anima e senso di appartenenza: esattamente quello che società e allenatore chiedevano.

A guidare la reazione è Marchitelli, che ritrova il gol con una doppietta pesante, personale prima ancora che tecnica. Un segnale importante, dentro una gara giocata senza risparmiarsi mai.

E poi ci sono i gesti che spiegano tutto meglio di mille parole: Marco Sisto e Vito Colella, dopo aver terminato la loro partita con il Project, attraversano la città e raggiungono la Levante di Japigia per dare una mano ai compagni. Non per obbligo, ma per appartenenza.

Nella retroguardia  Mazzeo è il capitano che tutti vorrebbero: guida, lotta, tiene insieme una squadra stanca ma viva. Monumentale la prova di Sivo, che stringe i denti fino all’infortunio, lasciando il campo tra gli applausi e la consapevolezza di aver dato tutto.

Queste erano le risposte che la società aspettava. Non dichiarazioni, non polemiche, ma fatti. Atteggiamento, sacrificio, spirito di gruppo. È questo il Black che può affrontare le fasi finali con credibilità, al di là di come finirà la stagione.

Manca una sola giornata al termine del campionato, con il recupero contro il Barium ancora da disputare. Poi la classifica prenderà forma definitiva. Al momento il Black Jack occupa il terzo posto, alle spalle proprio dell’Afragolese.

La strada è ancora aperta. E, soprattutto, l’identità sembra finalmente ritrovata.

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