Il tifoso diventato giocatore: i 30 anni di Di Munno
Da ragazzino seguiva il Black Jack a bordo campo. Anni dopo ne avrebbe indossato la maglia, guadagnandosi il soprannome di “operaio” e segnando il gol della quinta semifinale della storia biancorossa. Oggi lascia il campo, ma non la squadra
Le fotografie, ogni tanto, raccontano le storie meglio delle statistiche. In alcune immagini di oltre dieci anni fa Michele Di Munno è ancora un ragazzino: non gioca nel Black Jack, lo guarda. Segue le partite da bordo campo senza poter sapere che, qualche anno più tardi, quella maglia sarebbe diventata anche la sua.
Oggi Di Munno compie 30 anni e il cerchio, in qualche modo, si chiude. Ha deciso di lasciare il calcio giocato e di tornare a essere soltanto un tifoso. Proprio ciò che era all'inizio.
Nel mezzo c'è stato però il campo. Michele non è mai stato il giocatore delle copertine: corsa, sacrificio, disponibilità e pochi fronzoli gli hanno fatto guadagnare un soprannome che racconta parecchio, “l'operaio del Black”. E anche gli operai, qualche volta, costruiscono monumenti: porta la sua firma il gol che valse alla squadra l'accesso alla quinta semifinale della propria storia.
Sarà pure calcio amatoriale. Ma i ricordi hanno uno strano difetto: non chiedono in quale categoria hai giocato. Se qualcuno, anni dopo, conserva ancora una tua fotografia e ricorda persino un tuo gol, significa che qualcosa hai lasciato. Perché le maglie possono essere cambiate, restituite o appese nell'armadio. Un posto nella storia, invece, non arriva insieme alla divisa. Bisogna guadagnarselo. Michele il suo ce l'ha. E adesso può tornare tranquillamente a bordo campo. In fondo, è proprio da lì che era cominciato tutto.


