Black Jack 2009

Tataranni: “Di Munno per me è un fratello. Il nuovo Black? Vietato avere l’assillo di vincere”

Il vicepresidente biancorosso nel giorno dei 30 anni dell’ex compagno: “Ho provato a convincerlo a continuare, ma è stato irremovibile”. Poi sulla nuova stagione: “Mi fido di Mazzeo e Strambella, sanno quello che fanno”

11.08.2026 11:10

Una giornata speciale in casa Black Jack, soprattutto per Stefano Tataranni. Il vicepresidente biancorosso ha voluto dedicare un pensiero a Michele Di Munno, che oggi compie 30 anni e che, dopo aver contribuito alla rifondazione del club, ha deciso di lasciare il calcio giocato.

“Michele per me è un fratello. Questa sera ci sarà una grande festa, perché 30 anni sono un bel traguardo. Abbiamo rifondato insieme il Black due anni fa e da allora è entrato ancora di più nella nostra grande famiglia. Da calciatore ha lasciato un bellissimo ricordo, ma prima ancora viene l’uomo. Ed è quello che conta maggiormente”.

Tataranni racconta anche di aver provato a fargli cambiare idea: “Se ha davvero smesso di giocare? Ho provato a convincerlo a continuare, ma è stato irremovibile. Rispetto la sua decisione. Una cosa però è certa: ci verrà a vedere. In fondo, prima di essere un nostro giocatore era già un tifoso del Black”.

Poi lo sguardo si sposta sulla squadra che sta prendendo forma in vista della nuova stagione. Questa volta Tataranni ha scelto di rimanere più defilato nelle operazioni di mercato.

“Rispetto al passato sto seguendo meno direttamente il calciomercato, ma sono assolutamente tranquillo. Mi fido di Francesco Mazzeo ed Enrico Strambella: non sono certo due neofiti e conoscono perfettamente questo ambiente. Sanno quali giocatori servono e, soprattutto, quali uomini servono al Black”.

E proprio sulle aspettative Tataranni invita a non commettere l'errore di trasformare l'ambizione in un peso:

“Dobbiamo partire con entusiasmo, ma senza l’assillo della vittoria. Quando diventa un’ossessione rischia di ritorcertisi contro e di arrivarci dritta in faccia. Vogliamo essere competitivi, questo sì, ma prima viene la costruzione di un gruppo vero. Poi sarà il campo a dirci dove possiamo arrivare”.

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