Black Project

Micunco, capitano vero. E il gol della redenzione: tutto quello che si è preso da solo

Dalle incomprensioni alla leadership: il gol da cineteca è il premio di un percorso di maturità

17.01.2026 12:46

Lo scorso anno quella fascia era arrivata quasi in punta di piedi. Un gesto di cortesia, di fiducia preventiva, forse anche un modo per responsabilizzare. Un simbolo importante, sì, ma che allora non raccontava ancora tutto. Perché la storia tra Saverio Micunco e il Black Jack, all’epoca, era ancora un terreno instabile. Un rapporto fatto di alti e bassi, di emozioni contrastanti, di amore e odio - si fa per dire - che avevano condizionato il cammino comune.

L'inizio stagione era iniziata tra qualche frizione, qualche atteggiamento ribelle, qualche incomprensione di troppo. Tanto che, la scorsa estate, l’ipotesi di una separazione non era solo una voce. Era una possibilità concreta. Sarebbe stata la via più semplice. Tagliare, ripartire, voltare pagina.

Micunco, invece, ha scelto la strada più difficile. Ha scelto di crescere.

Da persona intelligente, ha fatto un passo indietro per farne due avanti. Ha messo da parte le polemiche sterili, ha abbassato il rumore e alzato il livello del lavoro. Si è rimboccato le maniche e si è preso sulle spalle il Project insieme a De Chirico. Il campo ha risposto subito: Project capolista, gruppo compatto, identità chiara. E lui, Saverio, tra i protagonisti assoluti.

Ma il cambiamento vero non è stato solo tecnico. È stato umano. Micunco è diventato un riferimento. Un trascinatore silenzioso. Uno di quelli che non cercano alibi, che non scappano quando c’è da metterci la faccia. Sempre a disposizione, sempre presente. Per il Project, ma anche per il Black, senza mai fare differenze. Quando c’è stato bisogno, lui c’era. Punto.

Col tempo, quella fascia ha smesso di essere un simbolo “concesso”. Quest’anno se l’è guadagnata. Non per decreto, ma per credibilità. Non per status, ma per comportamenti. Perché la leadership vera non si annuncia: si riconosce. E oggi Micunco incarna completamente l’anima del club.

Il gol di martedì contro il Beati a Voi è arrivato come una naturale conseguenza di tutto questo. Stop di coscia, palla fatta rimbalzare, esterno destro dalla propria metà campo. Una giocata da cineteca che ha lasciato tutti immobili per un secondo. Non un colpo casuale. Lo ha cercato. Lo ha pensato. Lo ha osato.

Quando la testa è libera, quando sei in pace con te stesso e con il gruppo, il calcio diventa semplice. Anche quando è complicato. Anche quando sembra impossibile. Quel gol non è stato solo una perla tecnica. È stato il premio a una redenzione. Il punto esclamativo su un percorso fatto di crescita, responsabilità e scelte giuste.

Oggi lo si può dire senza paura di smentita: Saverio Micunco è un capitano vero. E questa volta, quella fascia, racconta esattamente chi è diventato.

 

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