Black Jack 2009

"Nuovi mostri” o nuove regole? Il calcio amatoriale davanti allo specchio

Social, investimenti e organizzazione: l’amatoriale non può più vivere di improvvisazione

16.01.2026 10:38

Parliamo di serietà. Una parola che nei tornei amatoriali viene spesso evocata con grande facilità. Ma è legittimo chiedersi se, nella pratica, venga sempre applicata con la stessa convinzione con cui viene proclamata.

Il calcio amatoriale non è più quello di una volta. Oggi non basta fissare un calendario, prenotare un campo e avvisare squadre e arbitri. Quel modello appartiene al passato. Il movimento è cresciuto, si è evoluto, ha cambiato pelle, e ignorarlo significa non cogliere la realtà dei fatti.

Esiste ormai un indotto evidente. Esiste comunicazione, visibilità, seguito, sponsor (che investono e credono nei progetti a cui dar conto). I social hanno trasformato la classica partita settimanale in un evento raccontato e discusso. Le squadre investono tempo, risorse, energie. Pretendere regole chiare, programmazione e rispetto degli impegni non è un capriccio, ma una conseguenza naturale di questa crescita.

La domanda, a questo punto, è semplice: chi organizza è pronto a stare al passo?

A Bari esistono organizzazioni che hanno dimostrato come sia possibile alzare il livello gestionale senza snaturare lo spirito amatoriale. Per questo appare quantomeno paradossale etichettare come “nuovi mostri” coloro che chiedono ordine, continuità e rispetto delle regole. È una definizione che non tiene conto del cambiamento in atto.

Chiedere serietà alle squadre e, allo stesso tempo, liquidare ogni osservazione con il richiamo al “tanto è solo un gioco” rischia di essere una semplificazione. Può essere una frase comprensibile tra amici, meno convincente se pronunciata da chi gestisce un sistema che coinvolge tante realtà e un numero crescente di persone.

Ben vengano, allora, i cosiddetti “nuovi mostri”. Perché sono proprio quelli che alzano l’asticella a dare valore ai tornei, a renderli più credibili e attrattivi. Nessuna organizzazione opera per beneficenza, ed è giusto riconoscere che la qualità delle squadre contribuisce direttamente al prestigio delle competizioni.

Senza questa evoluzione, il rischio sarebbe tornare indietro: tornei improvvisati, squadre raffazzonate, organizzazione approssimativa. Un modello che oggi interessa sempre meno.

Il calcio amatoriale è cresciuto. Ora la sfida è accompagnare questa crescita con una gestione all’altezza. Non per snaturare il gioco, ma per rispettarlo.

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