Parla il numero uno Lorusso: “Altro che The Mask e Toti & Tata: io ho Cozzoli e Tony Colombo”
Il giovane portiere biancorosso racconta la sua prima vera esperienza al Black: il rapporto con il tecnico ex portiere, lo spogliatoio, il legame col cugino e un sogno chiamato Champions
È nato nel 2006, l’anno dell’ultimo Mondiale vinto dall’Italia. Un dettaglio che oggi suona quasi come un segno del destino. Domenico Lorusso, ventenne giovane portiere biancorosso, sta vivendo la sua prima vera esperienza con la maglia del Black Jack e lo fa con la serenità di chi sa di essere nel posto giusto.
«Qui si sta davvero bene. Avere mister Cozzoli come allenatore mi sta facendo crescere tanto, perché mi dà continui consigli. Sento la sua fiducia e quella della squadra. Gli errori capitano, ma la cosa più importante è la capacità di rialzarsi». Parole che trovano riscontro anche nell’ultima gara contro il Barium. Un’ingenuità sul gol subito, poi quella pacca sulla spalla che vale più di mille discorsi. «Il mister, che nel Black è una bandiera, non mi ha detto niente di negativo, anzi. Mi ha caricato come farebbe un fratello maggiore, mi ha fatto sentire tranquillo. Mi ha detto di restare sereno e giocare come so. Nella ripresa mi sentivo un altro».
Il legame tra Lorusso e Cozzoli, però, nasce molto prima. C’è un dettaglio che in pochi ricordano e che oggi assume un valore quasi simbolico. Era la sera del 15 marzo di un anno fa quando Domenico entrò in campo quasi per caso, chiamato a sostituire proprio la bandiera biancorossa dopo un grave infortunio al ginocchio. Un episodio che segnò la fine della carriera da calciatore dell’attuale tecnico e, allo stesso tempo, l’inizio di quella da allenatore. Da quella sera, in qualche modo, i loro percorsi si sono intrecciati.
Fondamentale anche il rapporto con il cugino Beppe De Chirico, capitano del Project ma anche compagno di squadra in biancorosso: «Abbiamo un ottimo rapporto. Non mi protegge perché sono suo cugino e questa è la lezione più grande che potesse darmi. In campo non ci sono favoritismi. Fuori, invece, ci prendiamo in giro su tutto».
Lo spogliatoio, inevitabilmente, è uno dei più “piccoli”. Insieme a Cacucciolo, Turitto e Naselli è tra i più giovani del gruppo, e le prese in giro non mancano: «Si sono meravigliati quando hanno scoperto che non conoscevo The Mask e neanche Toti e Tata. E continuo a non sapere chi siano, a dire il vero. Non mi interessa molto. Io amo solo la musica neomelodica».
Una passione vissuta fino in fondo, anche fuori dal campo. Lorusso, infatti, ha partecipato a un concerto di Tony Colombo insieme a suo fratello Gianluca, che è il suo primo tifoso: «Mi segue ovunque. Mio padre quando può. Sentire il loro supporto è fondamentale».
Il senso di appartenenza è totale: «Qui mi sento rispettato. Forse è questo il segreto di questa società. Il Black è come una caramella gommosa: una volta che la provi, non puoi più farne a meno».
Sguardo già proiettato in avanti, senza paura: «Dobbiamo puntare ad arrivare in fondo alla Champions. Questa squadra ha la struttura giusta per farlo. Mettiamo da parte il campionato, dove resta il grande rammarico di non essere arrivati primi».
Classe 2006, un Mondiale sullo sfondo, un maestro tra i pali diventato allenatore e un futuro tutto da scrivere. Forse non è solo una coincidenza.

