L’Avvocato del Black Jack, Marco Sisto: quando entra nel merito, non c’è replica
Poche parole e molto gioco: quando parla in campo, l’arringa diventa sentenza
Il Black non è capolista casualmente. Ha un’orchestra che parte dal maestro, ha i suoi assoli, ma soprattutto ha chi lavora perché tutto resti in equilibrio. Quelle figure che non fanno rumore, non cercano applausi, ma permettono alla musica di non stonare. Marco Sisto è una di queste.
Lo chiamano l’Avvocato. Un soprannome nato per scherzo nella chat biancorossa, ma che oggi racconta più di quanto sembri. Sisto è laureato in giurisprudenza ed è a un passo dall’abilitazione. In campo non fa arringhe: la sua unica legge è farsi trovare sempre nel posto giusto. E basta che non ci sia per capire quanto manchi.
Il suo calcio non è appariscente, non è di quelli che avvicinerebbero un bambino al gioco del calcio ma, nei 50 minuti, fa quello che molti odiano fare: corre, rientra e sistema gli equilibri a centrocampo. Nel calcio amatoriale, senso della posizione ed equilibrio sono doti rare. Se sbaglia non si ferma a spiegare: riparte. Sempre.
Nell’orchestra di Traversa è uno di quei giocatori che tengono insieme la squadra, come un basso che dà manforte alla chitarra elettrica. Chi ha più fantasia davanti, come Christian Correnti e Luca Pastoressa, può prendersi libertà perché dietro c’è ordine, copertura, continuità.
Difende posizioni, tempi e spazi con naturalezza, senza mai cercare il riflettore o una parola in più del necessario. Non alza la voce, non discute, non scarica responsabilità: preferisce restare dentro il gioco, dare continuità, essere affidabile. È così che finisce per notarsi, anche quando sembra invisibile.
Poi arriva il momento in cui decide di parlare, e quando lo fa il suo calcio pesa. È successo nell’ultima gara dei quarti di finale di Elite Super League contro il Ringhit, quando ha firmato una doppietta capace di indirizzare la partita. Due gol che raccontano una verità semplice: chi lavora sempre per la squadra, quando serve, sa prendersi anche la responsabilità di colpire.
Fuori dal campo il profilo non cambia: che parta titolare o dalla panchina, resta sempre dentro il gruppo. Il calcio, per lui, è anche una questione di famiglia. In passato ha giocato nel Tiro a Volo insieme al fratello Gianluca, oggi impegnato in Terza Categoria. Tra loro si punzecchiano, discutono, si prendono in giro. Da soli si scannano. Fuori, però, si difendono sempre.
C’è spazio anche per la leggerezza, come nelle storie sulle schedine: «Sto facendo di tutto per vincerne una», dice ridendo. «Quando Marchitelli non mi dà dritte vinciamo, quando me le dà perdiamo».
L’Avvocato del Black non cerca titoli né riflettori: fa il lavoro che tiene in piedi la squadra e, quando decide di far sentire la sua arringa in campo, non c’è appello.

