A.P.A. e i “nuovi mostri” del calcio amatoriale: il futuro dei tornei passa da qui
Il VAR nel torneo Old Boys CSEN non è più una curiosità tecnologica, ma il segnale di un movimento che chiede regole, visione e credibilità
C’è stato un tempo in cui il calcio amatoriale viveva protetto da una frase magica, buona per ogni stagione e ogni polemica: “È solo un gioco, sei esagerato”.
Una formula comoda per gli organizzatori, rassicurante e buona per assorbire tutto: errori marchiani, approssimazioni, improvvisazioni. Bastava pronunciarla per chiudere ogni discussione. Tornei senza un regolamento scritto, in cui l’unica norma davvero vincolante era l’umore di chi stava dall’altra parte del tavolo (Da qualche parte succede anche oggi nrd). Finché quel gioco restava confinato lì, tra il fischio d’inizio e quello finale, poteva anche funzionare. Poi qualcosa è cambiato. E non per caso.
Perché il calcio amatoriale, soprattutto a Bari, è cresciuto tanto. Ha pubblico, ha dirette social, ha contenuti che restano, ha articoli (Il Black Jack dal 2009 ha fatto scuola a tanti tornei), video, commenti che continuano a vivere anche dopo la partita. È diventato un movimento osservato, raccontato, discusso. E quando cresce il contesto, crescono anche le responsabilità.
È qui che nascono quelli che qualcuno, con una battuta infelice, ha definito “nuovi mostri”. In realtà non sono mostri: sono squadre, dirigenti, arbitri, realtà che chiedono regole, continuità, spiegazioni. Che non si accontentano più del “tanto è solo un gioco”, soprattutto quando quella stessa frase scompare al momento di pretendere serietà, rispetto degli impegni e – soprattutto – quando c’è da incassare.
Dentro questo scenario va letta la sperimentazione del VAR nel campionato CSEN “Old Boys”, giunto alla sua 22ª edizione. Un evento che, a prima vista, potrebbe sembrare una strizzata d’occhio al professionismo, un vezzo tecnologico. In realtà è qualcosa di diverso: una presa di posizione culturale.
Durante la 9ª giornata, nella gara tra ASD Vanny Pesola e UC Borgorosso Bari, il VAR è entrato davvero in funzione. Non come simulacro, non come contenuto social posticcio, ma come revisione reale, con audio tra arbitro e sala VAR, on field review e decisione finale presa sul campo. Un protocollo completo, credibile, gestito dall’Associazione Pugliese Arbitri guidata da Pasquale Brindisi, con il supporto tecnologico di at4s_ita e una narrazione curata da Psc di Torre a mare.
Non è la prima volta. Già in passato l’A.P.A. aveva testato il sistema in altri contesti, come al torneo San Michele Arcangelo. Ma l’approdo in uno dei tornei storici del panorama barese segna un passaggio simbolico: il VAR smette di essere un esperimento isolato e diventa linguaggio.
Il messaggio è chiaro: se il calcio amatoriale non è più solo un gioco, allora non può più essere gestito come tale.
Lo ha spiegato lo stesso Brindisi, sottolineando come l’obiettivo non sia l’imitazione della Serie A, ma l’innalzamento della qualità e della credibilità delle competizioni. Il VAR, in questo senso, non toglie autorità all’arbitro: la rafforza. Riduce le tensioni, chiarisce gli episodi, restituisce centralità alle decisioni corrette. E soprattutto protegge chi dirige, spesso lasciato solo a gestire partite sempre più cariche di significato.
Quello che colpisce non è tanto la tecnologia in sé, quanto la visione che la accompagna. Perché introdurre il VAR in un torneo amatoriale significa accettare una verità semplice ma scomoda: non si può pretendere serietà dalle squadre se il sistema non fa lo stesso. Non si può raccontare il calcio come spettacolo e poi rifugiarsi, al primo problema, dietro il “tanto è amatoriale”.
Il torneo Old Boys CSEN diventa così un laboratorio. Non solo arbitrale, ma culturale. Un luogo in cui si prova a dimostrare che anche lontano dai riflettori del professionismo si può fare calcio con criteri chiari, trasparenza e rispetto dei ruoli.
Forse è proprio questo il punto di svolta: smettere di usare l’amatorialità come alibi e iniziare a viverla come identità. Un’identità che può crescere, evolversi, migliorare.
Perché oggi il calcio amatoriale non è più solo un gioco.
Ed è arrivato il momento di trattarlo per quello che è diventato.


